Gesù ha ‘incontrato’ gli uomini del suo tempo e affidato ai discepoli di ogni tempo il compito di dare la possibilità a chiunque di incontrare Cristo.

Don Giussani ha dedicato la vita a questo compito e, grazie a lui, sono nati migliaia di altri incontri promossi, agli inizi, da ragazzi delle medie superiori affascinati da quel sacerdote che faceva sentire Cristo presente e ognuno libero di restare o andarsene.

I ragazzi, poi, coinvolgevano i compagni e persino qualche professore: la passione che li animava aveva così generato il movimento ormai noto come Gioventù Studentesca (poi Comunione e Liberazione).

Alcuni, finite le medie superiori, andavano in Brasile per qualche tempo come missionari laici: avevano il mondo come orizzonte e Cristo come significato.

 

Da cosa nasceva questo miracolo, in una chiesa ormai asfittica nonostante la frequenza alle messe domenicali?

Dalla fiducia riposta dai primi ragazzi in don Giussani, un educatore che non cercava consensi per una dottrina ma che esaltava il bisogno di cercare un senso alla vita e alla realtà.

E spingeva i ragazzi a chiedere le ragioni di tutto.

La coerenza era l’esito di un continuo andare a fondo dell’ideale, non il risultato di uno sforzo intellettuale. Ogni scelta – la morosa, lo studio, il lavoro… – era vagliata alla luce di quanto si era fin lì imparato. Il tempo libero non esisteva, prosciugato dalla girandola di iniziative nate per lo più dalla creatività dei ragazzi. E tutto cambiava: dal modo di pregare in recto tono al coro, dal rapporto coi genitori al modo di concepire lo studio. Persino le vacanze estive erano l’occasione per fondare gruppetti del movimento nei luoghi di villeggiatura.

Quei ragazzi – ed io tra loro, dal 1962 – non capivano tutto, ma comunicavano la certezza che li aveva presi. Si ponevano di fronte ai compagni come don Giussani si era presentato a loro. Si sentivano essi stessi novelli don Giussani e, tanto o poco, lo erano realmente.

Il sessantotto era apparso a molti – ormai giovani adulti – una possibile fonte di risposte più adeguate ai problemi della società. Il rapporto dell’io con Cristo entrava nel novero delle opzioni personali. Molti, liberi aderenti della prima ora, altrettanto liberamente uscirono dal movimento.

È passato tanto tempo da allora. Oggi Comunione e Liberazione è presente in mezzo mondo con lo spirito delle origini, tra l’indifferenza o l’ostilità dei più, mentre la società raccoglie i frutti del progressivo abbandono di ogni proposta educativa e si affida a vuoti dibattiti su iniziative e riforme eternamente future.

 

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