Riporto uno scambio di idee tra don Giussani ed Enzo Piccinini, il chirurgo emiliano dirigente di Comunione e Liberazione venuto a mancare in un incidente stradale il 26 maggio 1999.
Enzo racconta che si era sentito dire dal Gius:
“Sii te stesso! Stacci col tuo carattere! Facci vedere che cosa Dio ti ha messo dentro quando s’è inventato uno ‘scombinato’ come te! Facci vedere chi sei tu, perché Dio t’ha fatto diverso da tutti gli altri”.
Trent’anni prima – vedi il capitolo Il mio incontro con don Giussani – a me aveva detto:
“Se il Padreterno ti ha fatto così, avrà avuto i suoi motivi. Nessuno ti chiede di cambiare quello che sei, ma di cercare la verità di quello che sei”.
A Forlì – racconta Piccinini – salgo in auto con don Giussani. Dobbiamo andare a tenere un incontro a Bologna e lui mi dice:
“Allora, come va il movimento a Bologna?”
“Beh, va bene, stiamo pure crescendo di numero, però…” “Però cosa?”.
“Però sono pochi quelli veramente amici”
“Cos’è che hai detto?! E che problema è?”
Un po’ incredulo, ribatto: «Ma come? Non dobbiamo cercare di diventare tutti amici nel movimento?!
[…]E don Giussani:
“Io ho sempre detto tre cose: tra noi la comunione è un dono di Cristo che ci mette assieme e ci lega con la fede e col sacramento; la comunità o la compagnia è un compito che dobbiamo costruire noi dando la vita; l’amicizia, infine, è una grazia molto rara anche in una comunità cristiana. Capita ogni tanto a pochi, e se la godano! Le amicizie in una comunità, le amicizie belle, piacevoli, le simpatie, le preferenze… ecco, le preferenze sono molto rare in una comunità, sono quasi impossibili. Enzo, pensaci, come si diventa amici?”
“Per una preferenza”
E don Giussani, di rimando:
“Appunto! Come per tua moglie: è quella che hai preferito! O come per gli amici che hai: tu preferisci loro e loro preferiscono te.
[…]In una comunità, invece, non ci si entra per una preferenza umana, ma si entra per una preferenza di Cristo, che tocca il cuore a te, lo tocca ad altri e ti mette con gente che tu non hai scelto! Che tu non preferisci! Siete in comunione perché c’è Cristo risorto presente. Alla comunità dovete dare la vita, è il compito dare la vita, il compito è fare il movimento. Che poi su mille persone, cinque o sei diventino pure amici è una grazia che Dio fa a loro, che se la godano a servizio di tutti. Ma guai a te se pretendi che tutti siano amici in comunità!».
Rimango interdetto, mentre don Giussani prosegue:
«E poi ti aggiungo un’altra cosa: la pedagogia di CL è un’autentica pedagogia cristiana. Non ha come scopo che la gente della comunità vada d’accordo, ma che ognuno vada d’accordo con se stesso, col proprio cuore e con Cristo.
Io non dirò mai: cerca di essere un bravo ciellino, un bravo prete, o peggio un bravo prete di CL…
Sii te stesso! Stacci col tuo carattere! Facci vedere che cosa Dio ti ha messo dentro quando s’è inventato uno ‘scombinato’ come te! Facci vedere chi sei tu, perché Dio t’ha fatto diverso da tutti gli altri. Io tiro su delle personalità molto caratterizzate, che hanno il gusto di dire “Io son fatto così, m’ha fatto Dio e che ci posso fare? Non ho bisogno di cambiare per stare qua!”. Voglio dei luoghi in cui ognuno possa dire: “Io sono fatto così e sono contento di come Dio m’ha fatto!” Tiro su personalità spigolose, tendenzialmente conflittuali, ma che costringano l’altro a chiedersi: “Ma chi me l’ha fatto fare?! Ma perchè io sto con un tipo così?”.
Io non ho come scopo che siate amici, ma che ognuno sia se stesso”.

