«Pour se poser il s’oppose», per porsi uno si oppone.
Don Giussani citava questa frase del filosofo cattolico Maritain per declinare la modalità di una reale presenza nell’ambiente. Il Cristiano deve accettare la sfida del mondo che lo circonda, spesso indifferente o addirittura ostile ai valori della fede. E deve lottare per cambiarne la mentalità: un andare ‘incontro’ e ‘contro’.
Un porsi ed opporsi, appunto.
Ed esporsi, aggiungo io ripensando ad un incontro del ‘74 con don Giussani.

All’Università Cattolica di Milano quelli del Movimento Studentesco strappano i manifesti di Comunione e Liberazione e aggrediscono chi viene sorpreso ad affiggerli.
Agli universitari cattolici viene impedito con la forza di parlare nelle assemblee.
Don Giussani, allora, convoca gli universitari responsabili di CL ed un giovane professore  ‘ordinario’ schierato da qualche tempo col movimento. All’ordine del giorno: le iniziative da assumere per denunciare ed opporsi al clima di intolleranza.
Si susseguono le proposte di possibili volantini, appelli all’opinione pubblica, lettere di protesta al Senato Accademico. Ogni idea viene discussa e, se approvata, si individuano quelli che potrebbero portarla avanti. E ogni volta, immancabilmente, il professore ordinario precisa:
“Tenete conto che io, per la mia posizione, non posso espormi”.
Una, due, tre, varie volte.
All’ennesima, il Gius si fa cupo e con la sua voce roca ringhia al professore:
“Quando sarai morto, almeno in quella circostanza, potremo esporti?”.

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