Siamo persone perbene e gestiamo al meglio – per bene, appunto! – i nostri interessi. Accumuliamo risparmi col lavoro, incassiamo nel tempo qualche eredità, curiamo i nostri ‘granai’ destinati ai figli.
I beni passano di generazione in generazione, a mò di testimone in una staffetta priva di traguardo, che s’interrompe quando è la volta di eredi che sperperano tutto o che litigano di fronte ad eredità corpose.
Quel che resta di quanto avevamo accumulato finisce tristemente nel nulla.
Inizi degli anni ‘80. Sono invitato ad un incontro con Madre Teresa di Calcutta, di passaggio a Milano. Pubblico eterogeneo e mentalità comune.
“Da dove proviene certa ricchezza?”, chiede un signore con modi inquisitori a Madre Teresa, alla notizia di un’ingente donazione per le sue opere di carità.
È una domanda da persona perbene, mediamente a posto con la legge e la propria coscienza.
La piccola grande suora sposta il cuore della questione:
“Da dove vengono questi soldi?!… Io mi occupo di dove vanno! Denaro e beni, guadagnati o ricevuti in dono, sono di Dio e destinati al bene.
La nostra stessa vita viene da Lui e ce ne chiederà conto: ci domandiamo dove sta andando?”

