Pasqua 1963. Resta nei miei ricordi per una memorabile Via Crucis nella Settimana Santa con Gioventù Studentesca a Varigotti, in Liguria. Ho ancora nella mente l’immagine del Gius che, alla fine, viene a ringraziare il gruppetto di noi “tecnici”: ad ogni stazione abbiamo montato e smontato l’amplificatore e gli altoparlanti, trasportandoli di corsa lungo i sentieri a mezza costa per tre ore.
Don Giussani si è reso conto che non abbiamo potuto seguire gran parte delle sue meditazioni e gli preme di lasciarci almeno un messaggio. Uno solo, ma decisivo.
Cita un versetto di San Luca e poi lo commenta brevemente:
“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno.
Gesù dalla croce rivolge al Padre una preghiera per i suoi crocifissori. Il Signore si appiglia al loro ‘niente’ – non sanno nemmeno quello che fanno! – per chiedere che vengano perdonati… Capite? Il Signore parte dal nostro niente!”.
È passato tanto tempo da quelle parole del Gius e la mia resistenza a perdonare i torti subiti è rimasta pressoché immutata.
Ancora una volta mi consolano le parole di don Giussani:
“La parola ‘misericordia’ dovrebbe essere strappata dal vocabolario, perché la misericordia non esiste nel mondo degli uomini. Il perdono, con una certa proporzione tra sbagli e castighi, è ancora concepibile per la ragione. Ma quello che non è concepibile è il perdono senza limite. Umanamente appare quasi come un’ingiustizia. La misericordia è propria dell’Essere, del Mistero infinito”.

