Ninnuccio è un vecchio pescatore di polpi amico di mio nonno.
Ha un gozzo, una lunga fiocina e uno ‘specchio’: un attrezzo rudimentale per scrutare il fondo del mare, ricavato da un fusto metallico aperto da un lato e chiuso con un cristallo dall’altro.
Ninnuccio sale sul gozzo, si sporge un poco e china la testa verso l’imboccatura dello specchio che galleggia appoggiato alla poppa. Attraverso il cristallo vede il fondo e orienta le punte accuminate della fiocina.
Mio nonno rema in piedi, lentamente, pronto a fermare il gozzo appena Ninnuccio immerge di scatto la fiocina.
È un attimo. La fiocina trafigge il polpo, che finisce sul fondo del gozzo.
Un giorno Ninnuccio mi invita ad osservare il fondo del mare attraverso lo specchio.
L’imboccatura dello specchio può accogliere la sua testa e la mia. Sento la sua barba corta e ispida pungere la mia pelle liscia di ragazzino.
“Guarda bene! Cosa vedi?”
“Una murena sul fondo, di fronte ad uno scoglio”.
“La murena – mi spiega Ninnuccio – ha visto entrare il polpo nella sua tana e aspetta…”
“Aspetta che esca?”, chiedo incredulo.
“No. Il polpo è intelligente. Sa di essere al sicuro, ma sa anche che la murena non andrà via.”
“E allora?”
“Ha otto grinfie: ne userà sette per attaccarsi con le ventose allo scoglio e farà uscire l’ottava dalla tana.”
Così accade. Dopo pochi minuti vedo uscire una grinfia dalla tana e la murena avventarsi, afferrarla con i denti aguzzi e tirare. Invano. Il polpo è ancorato all’interno della sua tana. La murena allora comincia a divorare il tentacolo…
“Appena avrà finito, la murena se ne andrà e il polpo avrà salva la vita”, mi spiega sicuro Ninnuccio.
Mio nonno, in piedi, riprende a remare:
“Hai visto? Il polpo preferisce rimetterci un tentacolo ma salvare la pelle… Impara! Se non si può vincere del tutto, è meglio rinunciare a qualcosa e ottenere il possibile”.

