1966. Lavoro da tre anni. Decido di investire tutti i miei risparmi in un soggiorno in Brasile – a Macapà, sull’equatore – dove Marcello Candia, oggi venerabile per la Chiesa, ha appena avviato la costruzione di un ospedale per i più poveri.
Con una decina di responsabili del movimento fondato da don Giussani – diventato poi Comunione e Liberazione – andiamo a trovare i nostri amici in Brasile da qualche tempo, per uno scambio di idee ed esperienze. Per me, si tratta di verificare sul posto l’ipotesi di lavorare per il cantiere dell’ospedale.
In Brasile siamo accolti dai nostri amici convenuti per l’occasione a Rio de Janeiro.
Tra noi ci sono Angelo Scola e Luigi Negri, al tempo non ancora preti (un giorno sarebbero diventati arcivescovi). Hanno strumenti culturali che io non ho, ma fanno fatica a tener testa agli amici del Brasile, che – con nostra sorpresa – sembra che abbiano abbracciato la teologia della liberazione.
Cristo è ancora affermato da tutti ma qui non è più il direttore d’orchestra, non detta il ritmo e la misura della vita: centro e motore di tutto sono i problemi sociali, l’ingiustizia, i poveri.
Io sono il più giovane di tutti e non ho fatto studi classici o teologici. Ma sono certo che i bisogni materiali collocati in cima di ogni discorso siano verità impazzite, come direbbe Chesterton. Spiego la mia posizione e concludo sicuro: “Don Giussani, al mio posto, direbbe le stesse cose, che poi sono le motivazioni per cui siete partiti a suo tempo per il Brasile».
Il giorno dopo lascio tutti e parto per Macapá.
Il centro abitato si affaccia sull’estuario del Rio delle Amazzoni, largo duecento chilometri, ed ha alle spalle la foresta Amazzonica grande venti volte l’Italia.
Il caldo è soffocante, l’umidità costante. Si beve e si suda di continuo. L’aria è ferma, mossa solo dall’amaca su cui dormo quando oscilla per un mio movimento.
Le favelas sono di palafitte e passerelle, costruite laddove il fiume scorre più lento portando via rifiuti di ogni tipo.
I bambini si tuffano per gioco nell’ acqua torbida. Molti hanno la pancia gonfia per i parassiti intestinali, altri la malaria e malattie ormai scomparse dalle nostre parti.
Genitori e figli vivono tutti insieme in un unico spazio, costretti alla promiscuità e in balia di chi fa uso e abuso di alcol.
Accompagno Marcello Candia per tre settimane tra problemi grandi a piccoli: dalle forniture di laterizi ai contatti coi benefattori in Italia; dall’operaio che ruba un po’ di cemento a quello che arriva tardi al lavoro per la sbornia della sera prima…
In meno di vent’anni, Candia realizzerà l’ospedale di Macapà, il lebbrosario di Marituba, una scuola per infermieri ed un monastero per suore Carmelitane.
La teologia della liberazione poneva al centro della vita la lotta per l’edificazione di una società più giusta.
Candia era un rivoluzionario che viveva di fede e che edificava pezzi incontrabili di società cambiata.

