Nel giorno dell’Assunta del 2022, è salito in Cielo l’amico di Comunione e Liberazione Leandro Aletti, stimato da tanti, anche da molti che non condividevano le sue idee e, soprattutto, il suo modo di difenderle. Sì, perché Aletti era un ginecologo contro l’aborto e non sarebbe una gran notizia, se non fosse per un ‘particolare’ fuori moda. Aletti si batteva per i suoi principi fino a rimetterci in reputazione, soldi e carriera, finendo spesso sui giornali e nelle aule giudiziarie per la sua ostinazione a sostenere quelli che riteneva valori non negoziabili contro i presunti diritti civili.
Ma di questo hanno scritto ripetutamente le cronache, che di solito lo dipingono come oscurantista e retrogrado. Gli articoli di area cattolica lo citano appena, con un po’ d’imbarazzo per questo don Chisciotte che combatte mentre tutti, o quasi, ‘dialogano’.
Aggiungo una testimonianza personale.
Ho frequentato poco Leandro Aletti detto Leo. Eppure l’ho sempre sentito fratello, essendo entrambi cresciuti alla scuola di don Giussani, nostro maestro nella fede e nella ricerca del cambiamento di sé e del mondo: entrambi certi di non essere soli, di avere amici che meritano fiducia e stima. Una certezza morale che il mondo non capisce, ormai orfano dei maestri di un tempo ed in balia – senza alcun travaglio – del Travaglio di turno.
Nel 2012 finisco anch’io su tutti i giornali, come esito di un avviso di garanzia e di una lettera anonima alla Procura di Milano. I presunti reati riguarderebbero la mia gestione di un istituto di accoglienza per ragazzi abbandonati.
Non ho ancora finito di scorrere i giornali che mi chiamano al telefono: è Aletti, che vuole esprimermi tutta la sua vicinanza. Non ha bisogno di spiegazioni o della mia versione dei fatti.
È certo che sia tutta una montatura perché è certo di me.
Non ha bisogno dei due anni successivi di indagini sul mio conto (anche bancario) per scoprire che non avevo preso un euro.
E i cattolici di oggi? Sono ormai una minoranza, frammentata a sua volta in gruppi di individui senza unità diffusa e stima reciproca.
Eppure, resiste alla cultura dominante chi guarda a figure come Leandro Aletti: testimoni mai abbastanza additati ad esempio, da vivi.
E questa è una grave responsabilità di coloro che guidano la comunità cristiana, che spesso – all’opposto – mal sopportano lo spirito anarchico dei suoi figli più liberi e più creativi: per poi celebrarli da morti assieme al popolo che si era già stretto attorno a loro.

