Metà anni ‘90. Mi aspetta una cena con alcuni imprenditori affermati, interessati a conoscere don Luigi Giussani. Io lo accompagno, come amico e autista di tante occasioni.

Il tavolo da pranzo accoglie comodamente una dozzina di ospiti, subito catturati dalla figura di don Giussani che parla di tutto con tutti.

Che razza di prete è? Sembrano chiedersi i presenti. Valorizza gli interlocutori con la sua capacità di cogliere il positivo in chi ha di fronte. Li richiama al valore dell’impresa, luogo di possibile imitazione del Dio creatore. Don Giussani mette a suo agio gli imprenditori, ma al tempo stesso sembra provocarli: loro collaboratori di Dio?!

“Ma allora – interviene uno dei presenti – anche io posso diventare santo?”

“Certo!”, è la risposta immediata.

“Io sono credente da quando ero ragazzo – riprende l’imprenditore – e faccio ancora l’esame di coscienza prima di prendere sonno. Rivedo la giornata con nostro Signore, gli chiedo perdono per gli errori commessi e mi riprometto di essere migliore il giorno dopo… ma invano… e lei dice che posso diventare santo?”

“Certo!”, è nuovamente la risposta, tra le espressioni perplesse dei presenti.

Don Giussani chiarisce il suo pensiero rifacendosi a fatti sentiti o vissuti chissà quando:

“Pensate ad un imprenditore della Brianza, che va ancora a Messa la domenica, con un’azienda florida. Un giorno va da lui un dipendente e gli chiede un aumento di stipendio. Ma come faccio?, sbotta l’imprenditore, devo rinnovare due macchine costose… Il dipendente se ne va scuro in volto, dicendo che gli è appena nato un figlio, e costa anche quello…

L’imprenditore ha un sussulto, e la sera chiede perdono al Signore, perché quell’aumento poteva concederlo ed il dipendente lo meritava.

Si ripromette di richiamarlo e dargli almeno una gratifica, ma se ne dimentica, tutto preso da un’assemblea dei soci in cui si scontrano due linee aziendali contrapposte. Ha sentito di manovre in corso per convincere un socio indeciso, e reagisce con la consueta disinvoltura: offre al socio incerto un posto migliore in azienda e lo porta dalla sua parte.

Quella sera stessa chiede perdono al Signore per il suo comportamento spregiudicato”.

Gli aneddoti si susseguono e don Giussani racconta come l’imprenditore ricada sempre nei soliti peccati, sempre diversi e al fondo sempre uguali.

Eppure, col tempo, succede un fatto imprevisto. Il carico delle mancanze si fa meno greve, nascono nuovi rapporti e migliorano i vecchi.

Don Giussani riprende con una domanda:

“Tutto è come prima eppure tutto è diverso. E come può non cambiare chi si rivolge ogni giorno al Cristo e lo riconosce – quindi! – senso e Signore della vita?. RiconoscerLo come centro di tutto è l’inizio di un cammino di santità. Constatare mille volte di aver sbagliato e rimettersi in cammino dopo aver chiesto perdono… questa è la santità!”.

 

 

 

 

 

Condividi sul tuo social network!

Contattami, ne parleremo…

Clicca o trascina un file in quest'area per caricarlo.

Iscriviti alla newsletter

e ricevi tutti gli aggiornamenti!