Cerchiamo tutti la felicità o – almeno – un ragionevole benessere. Ma ciò che ci piace si rivela inconsistente, effimero.
Dice Paolo Conte nella canzone “Bartali” (1979):
Farà piacere un bel mazzo di rose
e anche il rumore che fa il cellophane
ma un birra fa gola di più
in questo giorno appiccicoso di caucciù.
Posso avere tutto – un mazzo di rose, una birra, e poi la donna con cui andare al cinema -, eppure avverto un vuoto, mi invade una domanda di senso che riempie gli spazi di silenzio nel frastuono della vita:
Sono seduto in cima a un paracarro
e sto pensando agli affari miei
tra una moto e l’altra c’è un silenzio
che descriverti non saprei.
Occorre un incontro. Spero che spunti da una curva della vita Bartali – così simile e così diverso dai soliti compagni di strada -, qualcuno capace di propormi una strada ed un traguardo riconosciuti e rispettati da tutti:
Oh, quanta strada nei miei sandali
quanta ne avrà fatta Bartali
quel naso triste come una salita
quegli occhi allegri da italiano in gita
e i francesi ci rispettano
che le balle ancora gli girano…
Un incontro così merita la mia attesa. Non mi bastano le solite, banali distrazioni…:
E tu mi fai: “ Dobbiamo andare al cine”
e vai al cine, vacci tu!…

