Il 6 settembre ‘22, a quasi 81 anni, è mancato Angelo Abbondio, di CL da lunga data e amico personale di don Luigi Giussani.
Del suo profilo professionale ne hanno parlato spesso i giornali nazionali, per elencare tutti i suoi primati nella raccolta del risparmio gestito. Il Sole 24 Ore lo ha definito un “mago della finanza con un occhio al sociale, un filantropo”: con gli amici di Borsa più stretti aveva realizzato una fondazione per finanziare strutture di carità in Italia, Africa e Brasile.
Ho avuto il dono della sua amicizia e della sua fiducia in decine di tali iniziative, per trentacinque anni. Col suo appoggio, ho promosso la nascita di associazioni e cooperative di accoglienza, cura e formazione per ragazzi e adulti in difficoltà.
Non si limitava a staccare assegni a fin di bene: Abbondio si fermava e studiava la situazione di bisogno che aveva incontrato o che gli avevo segnalato. Analizzava il progetto di risposta ad ogni necessità, si accertava che qualcuno ne seguisse lo svolgimento, chiedeva resoconti periodici: con discrezione pari alla perseveranza.
Se qualcosa non gli tornava, era capace di staccarsi da ogni altro impegno per cercare il bandolo della matassa. “Tieniti libero quattro giorni della settimana prossima – mi aveva detto un giorno del 1994 -, dobbiamo andare in Brasile. Non capisco perché non decolli una mia iniziativa a favore dei ragazzi di strada”. Ebbene, superate a più riprese mille difficoltà, oggi si ha a che fare con un complesso di corsi professionali per quattrocento ragazzi, con aule, laboratori, palestra e chiesa.
Angelo era di poche parole e di molti fatti.
In fondo, però, gli pesava essere tanto diverso dagli altri, soprattutto tra gli amici del movimento: primo della classe nel suo campo, imperturbabile di fronte ad un complimento od una malignità, allergico agli incontri verbosi.
Un giorno mi gira un lungo articolo che circolava in CL.
Ne riporto uno stralcio, in cui è don Giussani che parla:
“Io non dirò mai: ‘cerca di essere un bravo ciellino, un bravo prete, o peggio un bravo prete di CL’…Sii te stesso! Stacci col tuo carattere! Facci vedere che cosa Dio ti ha messo dentro quando s’è inventato uno “scombinato” come te! Facci vedere chi sei tu, perché Dio t’ha fatto diverso da tutti gli altri”.
Alla fine della lettera, sintetico come sempre, Abbondio mi scrive: “Cosa ne dici?”
Gli rispondo che don Giussani mi aveva conquistato – cinquant’anni prima – facendomi raccontare quanto fossi indisciplinato, in casa e fuori, primo nello studio quanto nel realizzare bombe rudimentali… : bisognava affidarmi allo psicologo, probabilmente, ma mia madre si era limitata ad affidarmi a Santa Rita. Quel giovane prete mi aveva interrotto solo all’elenco di quanti mi redarguivano:
«Se il Padreterno ti ha fatto così, avrà avuto i suoi motivi. Nessuno ti chiede di cambiare quello che sei, ma di andare alla verità di quello che sei. È che la tua energia e la tua creatività dovresti usarle per qualcosa di buono! Ciao ». (Vedi: Il mio incontro con don Giussani)
Concludevo la mia risposta ad Abbondio:
“Come vedi, a me don Giussani aveva detto in fondo la stessa cosa: una posizione liberante!”
Immediata la risposta:
Ciao Valter
Non avevo mai sentito Don Giussani sull’argomento, mi solleva un po’ perché credevo di essere la pecora nera della comunità!
Angelo
Nel 2008 vengo sottoposto al Niguarda a trapianto di fegato in seguito ad un’epatite C particolarmente coriacea.
Angelo mi viene a trovare in ospedale e mi fa mille domande. Ha la stessa epatite, e dopo due anni tocca a lui affidarsi ai bisturi della stessa equipe. Partecipa al trapianto – riuscito – un giovane chirurgo bulgaro, le cui attenzioni nei giorni successivi colpiscono Abbondio, che si offre di pagargli un anno di specializzazione nella stessa equipe. Da qui in poi cresce l’interesse di Abbondio per il Niguarda, e si fanno più frequenti le chiacchierate su un’ipotesi di fondazione per sostenere lo sviluppo dei trapianti.
Nel 2016 nasce Niguarda Transplant Foundation, le cui ricerche scientifiche in collaborazione col mondo universitario sono ormai pubblicate nelle riviste specializzate a livello internazionale.
Ora che Angelo è mancato risuonano paradossalmente più vere le parole di San Bernardo di Chiaravalle che gli avevo inviato in occasione di un suo onomastico:
“Avvertire la presenza di un Angelo è come sentire il vento tutto intorno a te. Non riesci effettivamente a vedere il vento, ma lo senti, e sai che è lì”.

