Domenica mattina. Dopo la Messa tutta Gioventù Studentesca si ritrova nel grande salone concesso dalla Curia di Milano, in via Sant’Antonio.

Don Giussani ha in mano una lettera e ne legge un brano. Gli scrive una ragazza, che non ne può più di questa società, dei sacrifici che i genitori compiono e che raccomandano ai figli, di questa inesorabile catena che lega le generazioni. E senza mai nulla di nuovo o motivazioni esaurienti…

“È Cristo il senso e il destino di ogni cosa – afferma sicuro don Giussani, interrompendo la lettura -, Cristo rende nuove tutte le cose…”.

Non fa a tempo a terminare la frase che una ragazza scatta in piedi ed interviene:

“Ho scritto io quella lettera – il tono è deciso anche se la voce tradisce l’emozione di parlare in pubblico -, in questi giorni la Chiesa ci ricorda che il Natale è vicino, poi sarà la volta della Pasqua e delle altre feste comandate, sempre le stesse come i Vangeli domenicali… ogni anno la stessa routine: dove sta la novità del cristianesimo?”.

La ragazza parla d’un fiato e poi quasi si lascia cadere sulla sedia, finalmente libera dagli sguardi di tutti, sconcertati dall’interruzione. Eppure, misto al tono polemico si intuisce l’anelito di una risposta convincente, la speranza che quel prete spieghi la novità di vita di cui parla e che contagia tanti giovani accanto a lei.

Don Giussani avverte questo desiderio buono e il suo tono si fa paterno.

“I genitori spingono i figli a vivere oggi con l’obiettivo di vivere meglio domani. Ma quale è il senso della vita, la felicità che il cuore desidera? E, soprattutto, tu cosa cerchi? Sono domande che almeno una volta nella vita ognuno si è posto, ma la società le censura, le anestetizza coi miraggi di sempre: denaro, divertimento, potere… È difficile opporsi alla mentalità dilagante, che banalizza le domande ultime e chi se le pone. Pensate a Leopardi, liquidato dalla nostra cultura come poeta ‘pessimista’: una riduzione ottusa del travaglio vissuto dal poeta per le domande di senso che si poneva e che restavano senza risposta. Ricordate il monologo del pastore errante che parla al cielo stellato:

…a che tante facelle?

Che fa l’aria infinita, e quel profondo

infinito seren? Che vuol dir questa

solitudine immensa? Ed io che sono?

Così meco ragiono…

È la risposta a queste domande che rende eternamente nuove tutte le cose, anche le più banali”.

Il calore e la passione di don Giussani sono quelli di sempre. Ora cerca degli esempi, tratti dalla vita reale:

“Prendiamo il caso di una ragazza che, alle soglie della maturità, si innamori di un compagno di classe. Non è un colpo di fulmine, perché hanno trascorso cinque anni di liceo nella stessa aula, chissà le chiacchierate nell’intervallo o sul tram, o quanti pomeriggi a studiare insieme… Insomma, cinque anni di involontaria verifica delle ragioni dell’attrazione, per scoprire – in aggiunta – che i sentimenti per lui sono ricambiati.

A luglio è il momento della maturità: viene promossa a pieni voti, ma… – don Giussani si interrompe e quel ‘ma’ finale lascia intendere che tuttavia c’è qualcosa che non va -. Certo, la nostra ipotetica amica ha molti motivi per essere felice, ma vengono offuscati dalla partenza del ragazzo per le vacanze con la famiglia, in Liguria. Di lì a poco tocca a lei: i genitori hanno scelto un arcipelago incantevole tra la Sardegna e la Corsica, un pugno di isole con un solo centro abitato: La Maddalena”.

Don Giussani scruta la platea, attenta. Incrocia anche il mio sguardo e sorride: gli ho parlato tante volte di quelle isole, di cui sono originario, e mi ha assicurato che un giorno verrà a vederle, tanto è colpito dalle mie descrizioni. Ora le fa sue e le inserisce nel racconto:

“I colori del mare variano col volgere del sole. Quando soffia il maestrale, al verde smeraldo e al blu si aggiunge il bianco della schiuma che si arrotola sulle onde e attorno agli scogli.

Quando il mare è calmo, alla nostra amica piace nuotare verso il largo e voltarsi ogni tanto ad osservare la riva.

Le basta una sforbiciata delle gambe nell’acqua e una torsione del busto per ruotare su se stessa: ad ogni giravolta, la linea dell’orizzonte si alterna alla costa, ma ha l’impressione che sia il mondo a girare attorno a lei.

Si sente al centro di tutto ciò che lo sguardo riesce ad abbracciare: un mondo sempre nuovo a sua disposizione…

Manca tuttavia il ragazzo di cui è innamorata.

Avevano appena avuto il tempo di scambiarsi gli indirizzi delle rispettive destinazioni e la promessa di scriversi. E così tutte le mattine lei aspetta il postino che però non ha nulla per lei. Sì, cambia spiaggia e persino isola tutti i giorni: posti bellissimi – tutti per lei! – ma che non riempiono il vuoto di quel ragazzo che conosce da cinque anni, ma che ora vede sotto una luce diversa.

Finché una mattina il postino ha una busta indirizzata proprio a lei. Sente un tuffo al cuore, e impiega un po’ per capire di cosa si tratta: un amico di famiglia la avverte che è stata accettata ai corsi di ballo del Teatro alla Scala!

Aveva fatto domanda e relativa prova sul palco qualche mese prima, dopo anni di passione coltivata nel tempo libero. Il sì della Scala è una novità che irrompe nella sua vita in quei giorni e luoghi già così nuovi, ma ancora una volta non prova la gioia, la pienezza di vita che un tempo immaginava per simili mete.

Per un’altra settimana aspetta il postino che la saluta scuotendo la testa. Poi, finalmente, arriva la lettera tanto attesa: è proprio per lei, riconosce subito la calligrafia del ragazzo, legge d’un fiato e sente il cuore battere forte di felicità ad ogni ‘ti penso’, ‘ti amo’, ‘non vedo l’ora di rivederti’… insomma, ad ogni espressione che tutti gli innamorati si rivolgono da sempre, ma che per loro sono – quelle sì! – sempre nuove, perché corrispondono alle esigenze del loro cuore”.

Don Giussani fa una pausa che pare eterna, di fronte ai ragazzi visibilmente coinvolti. Poi riprende:

“Quella lettera, il manifestarsi dell’amore del ragazzo fa sentire nuove le frasi di sempre, riempie il cuore di gioia più delle spiagge da sogno e di un sì della Scala… Ecco, Gesù Cristo si manifesta come amore personale di Dio a chi mantiene vive le esigenze di verità, di senso e di felicità del proprio cuore”.

Don Giussani è ora un fiume in piena. Non comincia dai comandamenti, dai valori etici o dalle verità della Fede, ma racconta un avvenimento, un fatto concreto, l’incontro con Cristo che cambia la vita.

Don Giussani parla con il tono, le pause e lo sguardo di chi ha vissuto e vive quest’incontro, oggi come duemila anni fa:

“Maestro – dove abiti?, dice il Vangelo.

Venite e vedrete, risponde Gesù. Ecco l’unica indicazione di metodo per chi vuole incontrare il Cristo. Ed oggi, dove abita?

Dove due o più di voi sono uniti nel mio nome, lì ci sono Io, così risponde Gesù in un’altra occasione”.

Si è fatto tardi. Don Giussani incrocia lo sguardo dell’autrice della lettera:

“Cara amica, ti ringrazio per il tuo intervento: ci hai testimoniato che si possono tener vive le domande di senso, anche se ciò acuisce l’insoddisfazione ultima per tutto ciò che abbiamo. È la ferita che solo Cristo può curare: Colui che attendiamo, che viene, che muore e risorge per noi. Ti auguro di incontrarLo: questa compagnia e la liturgia della Chiesa, col tempo, te lo renderanno familiare”.

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