«C’è sempre qualcosa di confessorio nelle proprie canzoni”, aveva dichiarato il cantautore Paolo Conte. E nella sua canzone ‘Genova per noi’ (1975), sembra denunciare il travaglio di chi deve scegliere tra la piatta routine di sempre ed una vita affascinante ma ricca di incognite.
Per Paolo Conte è un po’ come scegliere tra ‘l’immobile campagna’ e Genova, dove tutto è movimento (‘quel mare che si muove anche di notte e non sta fermo mai’).
Chi è di fronte a questo bivio ha un’espressione diversa, il suo volto tradisce il timore di restare inghiottito dalla novità e di non poter tornare alle certezze di un tempo:
‘Ma quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così,
che abbiamo noi prima di andare a Genova
e ogni volta ci chiediamo se quel posto dove andiamo
non ci inghiotta e non torniamo più’.
Finalmente vediamo Genova, siamo di fronte all’ideale. Cambia ancora la nostra espressione ma ci muoviamo con diffidenza, «randagi» fra la vita di prima e la novità intravista:
‘Quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così
che abbiamo noi mentre guardiamo Genova
come ogni volta l’annusiamo, circospetti ci muoviamo
un po’ randagi ci sentiamo noi’.
Alla fine molti cedono al richiamo della campagna e della quiete rotta solo dai temporali. Genova è un continuo imprevisto ma, in fondo, le giornate si assomigliano tutte…: è l’ultimo alibi per evitare la sfida dell’ideale, che pur ha segnato definitivamente il nostro volto.
‘Quell’espressione un po’ così che abbiamo noi che abbiamo visto Genova…
Lasciaci tornare ai nostri temporali:
Genova ha i giorni tutti uguali’.
L’uomo è a un bivio, libero di scegliere, come sempre: spesso non se la sente di pagare il prezzo della felicità e prende la via di un po’ di contentezza a buon mercato.
Una vita migliore – Genova – esiste per tutti. Occorre desiderarla, e impedire al mondo di soffocare i desideri e le passioni quando bussano alla nostra coscienza intorpidita.

