Il Vangelo è un libro di storie e personaggi avvincenti, per chi scruta la realtà oltre l’angusto orizzonte del tangibile e non si accontenta di conoscerla attraverso i media.
Mi immedesimo nel fermento che attraversa i discepoli di Giovanni il Battista alla notizia di un certo Gesù di Nazaret – figlio di uno sconosciuto falegname – che parla e opera in un modo nuovo, prodigioso.
“Andate a vedere! – mi sembra di sentire Giovanni il Battista – Che sia lui il Messia che io vado annunciando?”.
I discepoli del Battista si mescolano alla folla attorno a Gesù, che ad un certo punto li fissa e dice loro:
“Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete:
i ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la Buona Novella”.
Anch’io sento su di me lo sguardo fisso del Cristo. Ho sempre cercato di occuparmi dei poveri e dei loro bisogni, dando vita ad opere sociali per la formazione, l’accoglienza e la cura degli ultimi, giovani e adulti.
Ma Cristo mi ricorda che la prima opera di carità nei confronti dei poveri è annunciare loro la Buona Novella. Non solo: accosta i Suoi miracoli all’annuncio della Buona Novella ai poveri!.
I poveri hanno mille bisogni ma – come tutti gli esseri umani – hanno anzitutto ‘bisogno’ di incontrare il Cristo.

