L’educazione è un’esperienza, un fatto che accade nel tempo e col tempo, un avvenimento che coinvolge te ed i ‘maestri’ che incontri di volta in volta. Poi, maturando, ti rendi conto di avere anche tu acquisito dei valori per cui valga la pena vivere: puoi essere occasione di incontro e di insegnamento.

Quando l’educazione cessa di essere una compagnia così, tutto viene ridotto a discorso, punto di vista, opinione.

L’io diventa discente e discepolo di idee astratte, staccate dalla realtà e omologate alla cultura dominante.

 

Da adolescenti si sperimentano le prime trasgressioni, cominciando da qualche sigaretta fumata di nascosto, magari durante le vacanze che io trascorrevo dai nonni, al mare. E capita di essere colti sul fatto da un adulto. Oggi i genitori si limitano a dispensare una ramanzina e qualche accenno ai pericoli per la salute. Un tempo, un ragazzino non ‘doveva’ fumare e su questo erano d’accordo tutti: genitori, insegnanti, il prete. E un passante che mi aveva sorpreso con una sigaretta accesa mi aveva preso per un orecchio, chiedendomi perentorio:

“Di chi sei?”, che stava per: “A quale famiglia appartieni?”

Ottenuta la risposta, mi aveva dato uno scapaccione e accompagnato da mio nonno, che me ne aveva rifilato un altro.

Oggi la psicologa dice che alzare le mani sui minori è una sconfitta per l’adulto, un procuratore della repubblica avanza l’ipotesi di maltrattamenti, un genitore diffida chiunque dal toccare suo figlio.

Il ragazzino non conta piùsui grandi che ha intorno e si rivolge al Telefono Azzurro. Io pensavo all’azzurro del mare e alla gite in barca a vela con mio nonno alla barra del timone, impugnata con la stessa mano dello scapaccione.

 

“Di chi sei?”, “A quale famiglia appartieni?”

Ogni tanto mi torna alla memoria questa espressione di un tempo: non indicava un possesso o un potere, ma un’identità. Io ero fatto così per la mia appartenenza all’ambito che mi custodiva e mi formava, e che un giorno mi avrebbe lasciato volare da solo. E la mia famiglia, a sua volta, apparteneva ad un popolo che la sosteneva, anche solo accompagnandomi a casa per un secondo scapaccione.

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