Mi fermo per prendere fiato. Sto parlando da un’ora all’amico Angelo e mi rendo conto che il mio racconto è, per certi versi, surreale: è Angelo che mi ha presentato don Giancarlo. Ed è Angelo l’imprenditore più generoso nel sostenere le opere di bene che ho appena incontrato.
«Già, perché mi hai tirato dentro questa storia? – gli chiedo –, ho parlato a lungo col prete e ti stavo facendo il riassunto di iniziative che conosci, dieci anni di carità e di sacrifici… è proprio gente che merita di essere aiutata».
«Appunto – Angelo è di poche parole –, e io ho pensato che tu possa aiutarli. Hai chiuso col lavoro precedente per i tuoi problemi di salute, ma visto che ormai ti sei ripreso… dammi retta: potresti fare il direttore di un’opera così».
«Cosa?».
«Sì, il direttore. Ne hanno provati un paio ma non erano all’altezza. E poi i responsabili ‘storici’ dell’associazione cominciano a sentire il peso di tanti anni di iniziative così…».
Una pausa, e poi:
«Sì, prova tu a fare il direttore. Io ne parlo con don Giancarlo».
E se ne va, lasciandomi senza parole.
Angelo se l’era cavata con due concetti: aria di crisi e la richiesta a me (!) di intervenire. A me, lontano mille miglia da quel mondo, dal suo linguaggio, dalle competenze necessarie… E dalla sua storia: io non mi ero formato in parrocchia – che avevo lasciato da ragazzo – ma in Comunione e Liberazione.
Ma un’altra considerazione, nei giorni successivi, ha preso il sopravvento. Origini diverse ma una passione in comune: la carità cristiana. In fondo, era più che sufficiente per accettare la sfida.

